giovedì, giugno 04, 2009

Antichrist


Antichrist è la drammatica storia di una coppia che deve affrontare il dramma della morte del figlio, avvenuta improvvisamente per una disattenzione dei due, mentre i loro desideri carnali li guidavano altrove. Il marito, psicoterapeuta, cerca di aiutare la compagna nel difficile cammino di risalita. Lars Von Trier costruisce un thriller psicologico che coinvolge lo spettatore grazie alla sua grande abilità registica, alla magistrale fotografia allucinata e ad una colonna sonora ai limiti del dark ambient. Il clima è angosciante e opprimente, le paranoie della donna si fanno via via più insistenti e pian piano trascinano in questa spirale malsana anche il marito, che per aiutare la moglie decide di farle affrontare a viso aperto le sue paure, conducendola in una casa sperduta in mezzo ad un bosco, nella quale la donna ha già trascorso un lungo periodo in compagnia del figlio, e dalla quale ora viene ossessionata nei sogni. La tensione psicologica costruita da Von Trier è elevata ma il regista pecca gravemente per la continua ricerca di spiegare ogni cosa attraverso teorie psicologiche davvero poco convincenti. Si parla dei sintomi e di come affrontarli, mai di come superare il trauma vero e proprio. Il dolore psicologico è dolore fisico, opprimente e martellante, ma si dimostra uno specchio per coinvolgere lo spettatore più che per scavare negli abissi della disperazione. la pretenziosità di Von Trier è, come negli altri suoi film, ai limiti del sopportabile, ma qui non ha una base solida sulla quale far perno. Ma nonostante questo il film risulta coinvolgente e sottilmente inquietante, almeno fino a l punto in cui il regista ribalta i piani, e decide di non prendersi più sul serio, gettandosi nell'horror puro. Sia chiaro che non c'è niente di ridicolo nell'horror. Ma in questo film la storia è ben diversa. Von Trier decide, ad un certo punto, di ribaltare ogni teoria costruita sul nulla (ma che fino ad allora aveva sorretto con grande convinzione), e di costruire una seconda parte di film che cade nel ridicolo. Scene demenziali di animali che lanciano profezie maligne, qualche passaggio di splatter puro (con citazioni da film horror molto meno pretenziosi ma ben più riusciti come Nekromantik) gratuito e insensato. Se da un lato questa seconda parte rivaluta un pò la prima (dimostrando che il regista ha l'intenzione di divertirsi e prendersi poco sul serio - cosa che non accadeva dai tempi del magistrale The Kingdom -), il film però accusa uno stacco talmente forzato da serissimo film psicologico a horror estremo e demenziale da risultare un esercizio di stile, un giochino, un passatempo. E neanche molto riuscito, dato che il finale horror offre ben pochi spunti di interesse, eccezion fatta per la superba caratterizzazione della moglie, che nella mente del marito si trasforma pian piano, da vittima dei suoi stessi incubi, a carnefice. Ma il marito se ne accorge troppo tardi, e quando la metamorfosi avviene, l'impatto è devastante e perfettamente costruito. Ma dura poco. Si cade quasi subito nel ridicolo, e il film non si riprende più. Spero vivamente che Von Trier volesse essere ironico nella seconda metà, questo (anche se non eleverebbe più di tanto il film) eviterebbe di affossarlo a opera pretenziosa e banale. Spero insomma che Von Trier non volesse giocare a fare il Cronenberg dei bei tempi (Videodrome, Gli Inseparabili etc) perchè altrimenti il suo sarebbe davvero un flop clamoroso. Perchè non basta mostrare carne e sesso, violenza e terrore, per essere Cronenberg.


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