domenica, gennaio 24, 2010

New Millennium: my 2005

Siamo alla fine del decennio, così raccolgo alcune idee e impressioni sui dischi che ritengo fondamentali e imprescindibili, tra quelli usciti negli anni 00.
Ancora molto devo approfondire e conoscere, questa è un'istantanea di fine 2009 di quello che, passando dal mio stereo, ha raggiunto finora il mio cervello e il mio cuore, e ha lasciato segni profondi.
(l'ordine di presentazione dei dischi è alfabetico...non è una classifica)
Anno 2005

Red Sparowes - At the Soundless Dawn.
Bellissimo disco di classico post rock, con atmosfere più vicine alla spiritualità degli Isis che alla dolce malinconia dei Mogwai. Un disco strumentale di rara bellezza che emoziona e, pur non inventando nulla, suona personale e affascinante.




Sunn O))) - Black One.
Se gli Earth hanno reso la loro proposta più melodica, i Sunn O))) estremizzano sempre più le atmosfere. I muri di suono rimangono intatti e altissimi, ma su di loro scivola un liquido nero, chiamato black metal. Come ribaltare la lezione della musica del demonio, annullandone il ritmo per un senso annichilente davvero spaventoso. Impressionante e monolitico, indubbiamente uno degli apici della band.


Ulver - Blood Inside.
Gli Ulver cambiano ancora le carte in tavola. La voce di Garm torna protagonista, e si contorce tra le atmosfere oscure di questo disco, che suona folle e stralunato, nel suo umorismo nero





Khanate - Capture & Release.
Due brani lunghissimi per un estenuante passeggiata all’Inferno. La formula è sempre quella, musica abrasiva e acida, dai ritmi rallentati e stranianti. Dissonante e ipnotica nelle sue risonanze drone, squarciata da urla inumane. Dolore




Dredg - Catch Without Arms.
Più pop del disco precedente, il nuovo parto dei Dredg è una bellissima opera solare che avvolge con il suo calore. Soliti arrangiamenti sopraffini per un rock che non lascia indifferenti grazie all’incredibile efficacia delle melodie. Un disco immediato e per questo apparentemente banale, ma le sensazioni che lascia sono intensissime, basta avere la sensibilità per scavare sotto le chitarre brillanti di questo lavoro.


Porcupine Tree - Deadwing.
Sviluppando sempre di più il lato metallico già presente su In Absentia, la band di Wilson compone un lavoro crepuscolare sempre più vicino alle atmosfere degli Opeth. Ma la band non perde la propria personalità, e mantiene una forte impronta melodica e vagamente psichedelica. A parte un paio di episodi meno interessanti, il disco risulta convincente ed emozionante.


Oceansize - Evryone into Position.
Secondo disco per questa band di Manchester che costruisce un fluttuate suono psichedelico, a metà tra la malinconia degli A Perfect Circle e quella dei Porcupine Tree, con il tocco dei Mogwai e la sensibilità dei Radiohead. Un rock rumoroso caratterizzato da suoni brillanti e arrangiamenti molto particolari in cui le chitarre si intrecciano alla perfezione.



The Mars Volta - Frances the Mute.
Senza freni inibitori i Mars Volta vomitano il loro fiume in piena di note, che si intrecciano, si sovrappongono, si rincorrono all'infinito in un caleidoscopio folle. Un disco per certi versi eccessivo e ridondante, ma forse proprio per questo pregno di un'energia travolgente e strabordante, inarrestabile. Una buona dose di melodia condisce il tutto, per creare uno straordinario esempio di rock progressivo del nuovo millennio.


Opeth - Ghost Reveries.
Gli Opeth provengono dal grande successo di pubblico di Damnation ma anche dalle critiche feroci dei fans storici che iniziano a considerarli ormai sulla via della "svendita artistica". La band continua per la propria strada e compone un bellissimo disco, originale e moderno, ma profondamente ancorato al passato della band. Si percepisce un maggior gusto per la melodia, e soprattutto una profonda influenza per quel prog settantiano che da sempre appassiona Akerfeldt e compagni. Per amplificare questa esigenza, nel gruppo entra in pianta stabile il tastierista Per Wiberg che ricama bilanciatissime e mai invadenti note dal sapore leggermente psichedelico.
Earth - Hex: or Printing in the Infernal Method.
Reinventarsi e risultare ancora una volta originali, creativi ed espressivi. Abbandonato il drone rumoristico gli Earth si incamminano sulla via della melodia, con costruzioni di matrice post rock, ma con una sensibilità decisamente più vicina al blues ipnotico e alla psichedelia. Suoni carichi e caldi risuonano all'infinito, in un bellissimo disco strumentale che richiama alla mente spazi sconfinati, nel deserto americano. Una visione personale di Dead Man di Neil Young, ovviamente in acido.

Harvestman - Lashing the Rye.
Strumentale, ipnotico, psichedelico. Un disco dove la chitarra e i sintetizzatori creano atmosfere oniriche, ora desertiche e caldissime, ora liquide e gelate. Colonna sonora di un H2Odio, film thriller che, seppur interessante, non riesce a rappresentare visivamente le atmosfere create da un disco spirituale e sottilmente misterioso.



Ufomammut - Lucifer Songs.
Il disco a mio parere più personale e interessante tra i tanti ottimi lavori della band di Tortona. Un doom altamente lisergico condito da passaggi ambient caldi come la lava. Ipnotico, pesante, inquietante ma anche travolgente. Non soltanto Neurosis ed Electric Wizard, qui si sente la spiccata personalità della band italiana, in assoluto tra le più interessanti del decennio.


Shora - Malval.
Un ep in cui convive il miglior post rock e il miglior math rock. Pur non essendo niente di particolarmente innovativo, è una sintesi straordinariamente coinvolgente. Ingiustamente dimenticato.





Behold...the Arctopus - Nano-Nucleonic Cyborg Summoning.
Tre brani strumentali che devono molto al death metal ipertecnico degli anni 90. Intrecci folli e in continua evoluzione, che non perdono mai un attimo di groove e di efficacia melodica (a differenza del successivo full length). C’è spazio anche per riflessioni oniriche per certi versi davvero psichedeliche. Straordinario



35007 - Phase V.
Con Phase V la band olandese conferma il percorso intrapreso con Liquid e ne amplifica le suggestioni oniriche, attraverso atmosfere più rilassanti e meno catartiche che in passato, ma comunque straordinariamente efficaci. Proiettarsi nello spazio e perdere il legame con il proprio corpo.




Sigur Ros - Takk...
Ennesima evoluzione per questa straordinaria band, che in questa occasione riduce le dilatazioni, abbandona il mondo ovattato e onirico del disco precedente, e crea dei bozzetti dal sapore nostalgico, come vecchie fiabe per bambini. Dolcissimo e fresco come l'estate islandese, non più coperto da un enorme strato di neve, ma anzi rischiarato da gentili raggi di Sole. Ennesimo capolavoro.


Coil - The Ape of Naples.
Musica elettronica affascinante e misteriosa, che vede la luce pochi mesi dopo la morte del cantante John Balance. Un disco ipnotico, sottile e di gran classe, che necessita di tempo per depositarsi nell’anima di chi, come me, è praticamente a digiuno del genere. Ma la profondità di questa musica è davvero indiscutibile. Fondamentali, tra l’altro, per la crescita musicale di un’altra grandissima band, gli Ulver.

Amplifier - The Astronaut Dismantles HAL.
Hard rock psichedelico molto moderno che prende spunto dai grandi gruppi degli anni 90 e dei primi anni 2000. Molto convincenti grazie soprattutto ad ottimi arrangiamenti spaziali che rendono i brani davvero suggestivi. Questo ep risulta più interessante del comunque buon disco d’esordio, che in certi momenti risultava troppo derivativo, e non sempre interessante per l’intera durata.



Pelican - The Fire in Our Throats Will Beckon the Thaw.
Il post rock strumentale si appesantisce ma non perde la grande capacità melodica. Dal doom rumoroso degli esordi i Pelican si son pian piano evoluti verso la melodia, raggiungendo con questo disco il perfetto equilibrio.




Nevermore - This Godless Endeavor.
Ennesima conferma per la band di Seattle. Un disco più classico, meno acido e deviato dei precedenti, con una dose di melodia molto elevata ma mai stucchevole. L'ennesimo capolavoro di thrash metal intelligente, forse meno sorprendente di alcuni predecessori, ma comunque azzecatissimo in ogni sua nota.



Toner Low - Toner Low.
Stoner doom psichedelico figlio dei migliori Electric Wizard e Sleep. Distorsioni grasse, energia possente, tanta psichedelia, questo è davvero un gioiello che meriterebbe maggior attenzione.




Martin Grech - Unholy.
Questo giovanissimo musicista raggiunge la maturità con il suo secondo disco, che, pur non essendo privo di difetti, si dimostra un freschissimo mix tra la poesia di Jeff Buckley e l'oscurità dei Tool, con un occhio agli esperimenti elettronici di Nine Inch Nails e Radiohead.




Nessun commento: