is it wonderful to know
all the ghosts…all the ghosts…
freak my selfish out
my mind is happy
need to learn to let it go
I know you’d do no harm to me
but since you’ve been gone I’ve been lost inside
tried and failed as we walked by the riverside
and I wish you could see the love in her eyes
the best friend that eluded you lost in time
burned alive in the heat of a grieving mind
but what can I say now?
it couldn’t be more wrong
cos there’s no one there
unmistakably lost and without a care
did we lose all the love that we could have shared
and its wearing me down
and its turning me round
and I can’t find a way
now to find it out
where are you when I need you…
are you there?
Are You There? - Anathema (2003)





E questa agghiacciante parola, è rispecchiata nella musica desolata della band che porta questo nome, i Katatonia appunto. Ho pensato a loro, di fronte alle ennesime siringhe infette gettate negli scarichi o disperse accanto ad una chiesa, tra gli stracci sporchi e la merda dei cani. Di fronte a drammi nascosti, dei quali ci accorgiamo quando ormai è troppo tardi, quando ormai abbiamo, volontariamente o no, contribuito. Di fronte a drammi interiori, che non abbiamo la forza di far venire alla luce, e di combattere. Ho pensato al dolore che scorre nelle loro canzoni, e alla debolezza che riescono a rappresentare con una forza impressionate, tanto da parallizzarti lo sguardo, verso il vuoto. La loro musica, intima e viva, è però anche una richiesta d'aiuto, una mano tesa verso il Sole. Ma il silenzio e la solitudine di quell'angolo, tra mille abitazioni, non lascia spazio a speranze o a vie di fuga. 


